ALCHIMIA, LA LINGUA DEL SEGRETO: MOSTRA DI IMMAGINI ALCHEMICHE

Sabato 12 ottobre alle ore 17:00, presso i locali dell’Associazione Archeosofica, sezione di Casale Monferrato, in via Paleologi 24, si terrĆ  una conferenza ad ingresso libero intitolata ā€œIl linguaggio segreto dell’Alchimiaā€ di inaugurazione ad un’interessante mostra itinerante di immagini alchemiche dal titolo: ā€œAlchimia, la lingua del segretoā€.

La mostra rimarrƠ aperta dal 12 ottobre al 30 novembre e sarƠ visitabile nelle giornate di venerdƬ, sabato e domenica, dalle ore 16:00 alle ore 19:30.

Protagoniste saranno alcune raffinate immagini dei maestri miniatori del Quattrocento e del Cinquecento e rare raffigurazioni a stampa della prima etĆ  moderna, conservate nelle più prestigiose biblioteche europee e di cui, grazie alle autorizzazioni concesse, ne ĆØ proposta un’accurata riproduzione su maxi-formato. La mostra, che ĆØ frutto di una minuziosa ricerca, intende, quindi, creare un percorso ideale tra le più belle e significative raffigurazioni illustranti l’enigmatico mondo dell’Alchimia.

Sabato 16 novembre alle ore 17:00 si terrĆ  una seconda conferenza ad ingresso libero dal titolo: ā€œImpariamo a leggere un’immagine alchemicaā€.

Le rappresentazioni alchemiche sono ricche di simboli ed allegorie usati per trasmettere concetti filosofici e pratici: i partecipanti verranno guidati alla comprensione di tali simboli, cosƬ da poter riconoscere e decifrare le varie componenti iconografiche tipiche dell’arte alchemica.

Per informazioni:

Sezione di Casale Monferrato dell’Associazione Archeosofica

LA GRANDE OPERA: TECNICHE E SEGRETI DI UNA VIA SPIRITUALE

Gli Alchimisti affermano che si giunga alla Pietra Filosofale attraverso un percorso chiamato ā€œGRANDE OPERAā€. Cosa occorre per compiere questo ardito viaggio?Ā L’Alchimista ĆØ sempre raffigurato all’interno di un laboratorio.Ā Per lui la fucina ĆØ il luogo delle avventure, la dimensione in cui cercare il frutto di una ā€œtrasformazioneā€.

Il termine ā€œGrande Operaā€ riassume le operazioni necessarie per ottenere la metamorfosi della materia prima: l’individuo stesso.Ā Come possono uomini e donne, oggi, percorrere il sentiero della trasformazione di sĆ©? Nel corso di questo appuntamento cercheremo di raccontare le fasi salienti della fatica alchemica e alcuni simboli allegorici usati per descriverla.Ā Tutto ĆØ possibile con un solido fondamento: quello della Conoscenza. Vi aspettiamo venerdƬ 7 giugno alle ore 21.00. Relatrice: Alessandra Canini.Ā Per informazioni, telefono 0142.71319 oppure 338.4092394.

La Grande Opera Alchimia

LA PIETRA FILOSOFALE: CHIMERA O CONQUISTA?

In diverse epoche storiche uomini di scienza e di sapere, che il volgo chiamava Alchimisti, si fecero cercatori della miracolosa Pietra Filosofale, utilizzando procedure insolite, materiali difficili da reperire, strumenti e laboratori solitamente adoperati per altre necessitĆ .Ā Un lavoro non privo di rischi, tanto che molti scelsero di operare nel silenzio e nel più assoluto anonimato. Ricordiamo che era in auge la ā€œSanta Inquisizioneā€, che pur con scopi nobilissimi si rivelò ben presto uno strumento di tortura e di morte, di persecuzione e discriminazione.

Questa Pietra era conosciuta anche come un elisir capace di trasformare il piombo e tutti i metalli imperfetti in oro purissimo, conservando il corpo nella pienezza del suo vigore per l’eternitĆ .
I pochi che la conquistarono, custodirono il prezioso segreto affinchĆ© non finisse nelle mani sbagliate, nascondendo nelle loro opere, dietro il velo del simbolismo alchemico ed ermetico, il procedimento per ottenerla, forse per paura di essere condannati, forse per un giuramento fatto che obbligava a non ā€œdare le perle ai porciā€.
La Pietra racchiude un significato simbolico interessante e ampio, usato anche in epoca templare dai costruttori delle famose cattedrali.
Le maestose cattedrali gotiche sono un vero e proprio manuale alchemico scolpito nella pietra: adornate di immagini e fregi, rappresentano per i veri cercatori una mappa da seguire attentamente per giungere al tanto desiderato traguardo spirituale.
Tutto questo non fa parte solo del nostro bagaglio storico, non ĆØ una mera curiositĆ  appannaggio dei medievalisti o degli appassionati nostalgici.Ā Oggi, grazie agli studi ed alle sperimentazioni condotte da Tommaso Palamidessi, possiamo anche noi cimentarsi nella ā€œimpossibileā€ conquista della Pietra Filosofale.
Nei Quaderni di Archeosofia infatti ci sono tutte le chiavi per decifrare il linguaggio alchemico, tutte le tecniche riscoperte e modernizzate per rendere appunto realizzabile anche all’uomo e alla donna del III Millennio ciò che gli antichi alchimisti ci hanno tramandato.
Vi aspettiamo venerdƬ 31 maggio (ore 21.00 – ingresso libero) per parlarne insieme!Ā  Relatori: Paolo Guagliumi. Per informazioni, telefono 0142.71319 oppure 338.4092394.

Pietra Filosofale

OLTRE IL VELO DEI SIMBOLI

Terzo appuntamento con l’Alchimia, venerdƬ 24 maggio (ingresso libero – ore 21.00). I giovani ricercatori e appassionati ā€œalchimistiā€ moderni, ci raccontano qualcosa in più del simbolismo alchemico.
Abbiamo più volte detto che fin da subito, con Ermete Trismegisto, MosĆØ, passando per autori come Paracelso, Cardano, Bƶhme e Kunrath, quest’Arte segreta ĆØ stata tramandata fino ad oggi in trattati che si leggono con difficoltĆ , quasi incomprensibili.
Nei loro testi si ritrova un linguaggio fatto di simboli nati dalla fusione tra gergo chimico e realtĆ  spirituale.
Simboli che contengono preziose informazioni: oltre il velo dei loro segni grafici c’è un’autentica realtĆ  spirituale che può essere vissuta anche al giorno d’oggi.
Non ĆØ difficile intuire che gli alchimisti sono stati spesso incompresi da chi non conosceva il linguaggio ermetico.
Ed ĆØ proprio per questo che molti vedono nell’Arte Alchemica una scienza materiale, una chimica rudimentale, fatta di pasticci, astrusitĆ  e qualche successo.Ā La Scienza Alchemica tratta di una realtĆ  spirituale e dĆ , ai volenterosi, i metodi per compiere la più grande delle trasformazioni: cambiare la propria natura interiore da grezza, impotente, schiava di ogni necessitĆ , in una natura libera, dotata di poteri quasi (e sottolineo quasi) divini, che non teme nĆ© la morte nĆ© il giogo della vita sulla terra.
Per questo motivo può sembrare una Scienza dell’impossibile.
Conoscendo le chiavi della simbologia con la quale gli alchimisti scrivono, può essere scienza sperimentale e realtà da viversi anche oggi.
L’Associazione Archeosofica non a caso organizza nelle varie Sedi italiane ed europee, corsi di avviamento alla meditazione, di ginnastica respiratoria e psico-somatica, corsi per lo sviluppoĀ delle facoltĆ  mentali, e tanti altri ancora, tutti propedeutici alla realizzazione della fantomatica ā€œPietra Filosofaleā€.
Vi aspettiamo dunque venerdì 24 maggio alle 21.00 in via Paleologi, 24 a Casale Monferrato per parlarne insieme e darvi tutte le informazioni che chiederete. Relatori: Filippo Costanti e Simone Menichetti. Per informazioni, telefono 0142.71319 oppure 338.4092394.

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LE CHIAVI DELLA TRASMUTAZIONE ALCHEMICA

Tutti sanno che gli alchimisti hanno dato un grande contributo alla chimica moderna, scoprendo nei loro laboratori sostanze che ancora oggi utilizziamo. Ma ci hanno lasciato anche un ā€œmanuale operativoā€ che spiega come ottenere il prezioso oro, metallo incorruttibile come lo spirito dell’uomo risvegliato. Una conquista che si otteneva (e si può ottenere) dopo un duro e metodico lavoro su se stessi. Scopriremo insieme il significato del simbolismo che descrive la materia con cui si opera e gli strumenti da adoperare, perchĆ© il linguaggio alchemico ĆØ composto di allegorie e simboli.
Gli alchimisti descrivono tutte le operazioni fisiche, animiche e spiritualiĀ  da compiersi per arrivare ad una completa trasformazione della nostra interioritĆ , una ā€œtrasmutazione alchemicaā€ che separa tutto quello che ĆØ scoria, pesantezza, zavorra inutile, lasciando ampio spazio e respiro all’Io dell’uomo e della donna, rigenerato e dunque libero. Ricercando la trasmutazione del piombo in oro personaggi importanti come Lullo, Bacone o Paracelso,Ā  fecero molte scoperte chimiche grazie allo studio della materia nei loro laboratori; scoperte che ancora oggi utilizziamo abitualmente e che furono le basi della chimica moderna.
Sostanze come alcool, acqua borica o etere solforico infatti hanno radici nei laboratori alchemici. Se interpretiamo la materia su cui lavorare come l’uomo e la donna nella loro totalitĆ  ecco che tutto il laboratorio e tutti i suoi strumenti assumono un diverso significato.
Il fornello, i mantici, le diverse fasi, tutto acquista un valore operativo che ci riguarda da molto vicino.
Nel processo di separazione dello spesso dal sottile, il fuoco ha un valore determinante. Il fuoco raccontato nei miti e nelle leggende, il fuoco divino conquistato con fatica dall’eroe diventa la scintilla necessaria per illuminare il sentiero che conduce alla Pietra Filosofale.
Vi aspettiamo venerdì 17 maggio alle 21.00 per proseguire insieme questo tema affascinante in via Paleologi, 24 a Casale Monferrato. Relatori: Federica Longo, Luca Elli, Luca Sgarro. Per informazioni, telefono 0142.71319 oppure 338.4092394.

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ALCHIMIA AI CONFINI DEL TEMPO

 

Ci sono delle domande che superano i confini del tempo, che vanno oltre l’alternarsi vorticoso delle epoche storiche, di fronte alle quali l’uomo ha cercato da sempre di dare delle risposte.
La conoscenza di se stessi, intesa nel senso più profondo del termine, è la chiave che porta alla felicità ed alla sua realizzazione, attraverso un processo di risveglio della coscienza che da annebbiata e dormiente diventa consapevole e volitiva.
In questo percorso di conoscenza l’uomo non ĆØ solo, ma ĆØ supportato da una Scienza che ha attraversato l’Oriente e l’Occidente lungo i secoli ed ha fornito gli strumenti necessari per compiere questo cammino.Ā  Una Scienza che si presenta sotto vari nomi, pur riservando lo stesso valore intrinseco.
L’Alchimia ĆØ l’arte che, sebbene nascosta da un linguaggio criptato, permette ancora oggi, all’uomo di buona volontĆ , di trasformare la propria interioritĆ .
Nella nostra epoca, contraddistinta da una tecnologia altamente evoluta, dove le informazioni viaggiano alla velocitĆ  della luce, dove comunichiamo a distanze inimmaginabili, dove medicina e scienza abbattono barriere che credevamo invalicabili, la parola Alchimia ci appare sepolta sotto la polvere dei secoli.
Nell’immaginario comune l’Alchimista ĆØ chiuso nel suo buio laboratorio, alle prese con misteriosi strumenti, alambicchi e pozioni varie, quasi fosse un apprendista stregone.
In effetti nel corso della storia, i più li consideravano maghi e ciarlatani, tanto che gli alchimisti dovettero criptare il loro lavoro elaborando un linguaggio inaccessibile fatto di simboli per evitare che il frutto delle loro fatiche cadesse in mani sbagliate.
Qual ĆØ il motivo che spingeva questi scienziati ad una vita di sacrifici per risolvere il mistero del ā€œsolve et coagulaā€? PerchĆ© noi oggi ci dovremmo occupare di Alchimia?
Illuminati da quel fuoco di amore per la Verità di cui gli alchimisti parlano possiamo intraprendere un percorso straordinario che porta nei più reconditi della nostra coscienza per risvegliarla e scoprire la nostra vera natura.
La felicitĆ  a cui l’uomo tende e la sua realizzazione saranno cosƬ possibili e duraturi. PerchĆ© il messaggio dell’Alchimia, Scienza dell’Impossibile, risulta oggi più attuale che mai.
Vi aspettiamo venerdƬ 10 maggio alle ore 21.00 (ingresso libero) per parlarne insieme in via Paleologi, 24 a Casale Monferrato. Relatori: Federica Longo, Jerome King Canta, Simone Martignano. Per informazioni: 0142.71919 oppure 338.4092394.

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SANT’ALBERTO MAGNO E SAN TOMMASO D’AQUINO

San Domenico

San Domenico

In tanti nel Medioevo appresero, studiarono, cercarono di vivere e di sperimentare l’arte regale dell’Alchimia: i veri alchimisti sono stati nella storia degli uomini di purezza e misticismo.

Furono profondi conoscitori dell’Ermetismo e dell’Alchimia alcuni tra i maggiori Padri della Santa Chiesa Romana come ad esempio San Tommaso d’Aquino definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei, dottore della Chiesa ed il suo maestro Sant’Alberto Magno di Colonia considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del medioevo detto Doctor Universalis, entrambi predicatori dell’Ordine monastico Domenicano.

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Sant’Alberto Magno di Colonia

Una leggenda medioevale affermava che fu proprio San Domenico ad aver scoperto il segreto della famosa pietra filosofale e lo avesse consegnato nelle mani di Alberto Magno, che lo trasmise a Tommaso d’Aquino.

San Tommaso d’Aquino, autore di oltre 30 Opere, fu autore della ā€œSumma Teologicaā€ e fu cosƬ esaustivo, profondo e fine nello scrivere di teologia che RenĆ© Guenon, scrittore, filosofo, esoterista, intellettuale francese mancato nel 1951, si chiese dove fossero gli studenti in grado di studiare un cosƬ importante testo di riferimento di teologia del Medioevo.

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San Tommaso d’Aquino

Tra gli altri testi importanti dell’Acquino ricordiamo il ā€œTanto Ergum Sacramentumā€, inno liturgico Ā composto per la Celebrazione del Corpus Domini su esplicita richiesta di Papa Urbano IV e dunque il fatto che lavorasse e comunicasse direttamente, personalmente con la carica più alta della Chiesa e che vi fosse una stima reciproca.Ā Di Alchimia egli ne scrisse in un paio di Opere: la prima il De Alchimia (l’Alchimia) e la seconda la Pietra Filosofale. Dunque questi uomini di grande erudizione e fede, ci hanno lasciato dei testi di pregio e valore che testimoniano la vicinanza della Tradizione Alchemica Medievale con il Cristianesimo.

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Sant’Alberto Magno e San Tommaso d’Aquino

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Obiettivo dell’Alchimia fu la realizzazione della cosƬdetta ā€œPietra Filosofaleā€, capace di trasformare il piombo ed i metalli volgari in oro e di donare l’eterna giovinezza o incorruttibilitĆ  dei corpi. La materia prima sulla quale lavorava l’alchimista era costituita da tre principi: lo Zolfo, il Mercurio e il Sale, tutti sempre presenti nel laboratorio alchemico e disponibili a buon prezzo. La materia era sottoposta nelle varie varie fasi dell’Opera al fuoco continuo dell’Athanor, mantenuto acceso dall’azione continua dei manticiĀ eĀ sottoposta a continua distillazione.

Proseguiremo a parlare di questo e di altri simboli alchemici all’interno del nuovo ciclo ad ingresso libero “LA SCIENZA DELL’IMPOSSIBILE” a partire da venerdƬ 10 maggio alle ore 21.00 in via Paleologi, 24 a Casale Monferrato. Per informazioni, telefono 0142.71319 oppure 338.4092394.

LA SALAMANDRA IN ALCHIMIA

La Salamandra ĆØ un simbolo alchemico spesso rappresentato in stampe e sculture marmoree nelle Cattedrali e in Castelli nel periodo medievale.
A prima vista può sembrare che abbia un significato negativo in quanto ha un aspetto simile ad un rettile: il geco, la lucertola, i coccodrilli, gli alligatori, i serpenti e le tartarughe sono classificati nelle scienze naturali come dei Rettili, sono cioĆØ provvisti di squame che ricoprono e proteggono la loro superficie corporea. La salamandra, invece, ĆØ inclusa nel raggruppamento degli Anfibi, dotati di una superficie corporea più o meno liscia, sprovvista di squame presenti nei Rettili. Rane, rospi e tritoni fanno anch’essi parte degli Anfibi. Questi animali sono spesso stati raccontati nelle fiabe, in poemi mitologici, alchemici, talvolta in scritti filosofici e religiosi.

Salamandra presso il Castello di Cognac - Francia

Salamandra presso il Castello di Cognac – Francia

La salamandra viene raffigurata in Alchimia con un collo lungo e una fisicitĆ  simile alla lucertola, avente però la coda che spesso termina a freccia: in natura ne esistono oltre un centinaio di specie ma in araldica, nel mito e nell’Alchimia ĆØ descritta con la speciale proprietĆ  di poter resistere in mezzo alle fiamme, caratteristica che come animale fisico non possiede visto che la pelle umida di questi anfibi li rende estremamente vulnerabili non solo a fonti di calore, ma anche al disseccamento dovuto alla lontananza dall’acqua o dai luoghi umidi.

Questa proprietà le è stata attribuita dando origine ad un nuovo animale e simbolo mitico: una tale capacità in senso allegorico rappresenta il resistere al calore eccessivo esterno ovvero al male, ai nemici, alle difficoltà e dunque simboleggia la costanza, il valore espresso nella lotta, le virtù, una profonda realizzazione.
La salamandra ĆØ stata quindi rappresentata con la capacitĆ  di saper vivere in prossimitĆ  a tizzoni ardenti da cui sprigionano le fiamme e non ĆØ consumata dalla bocca del Drago.

Geber (Persia 721 circa – Baghdad, 765 o 822), noto per essere uno dei più importanti alchimisti musulmani, la definisce secondo le seguenti parole:

ā€œPerchĆØ ĆØ ciò che vince il fuoco,
e non ne ĆØ vinto;
ma vi sta in amicizia,
dilettandovisiā€.

L’animale ĆØ dunque spesso riprodotto con due fuochi: l’uno cattivo nel quale riesce a vivere e che viene spento da essa stessa, segno di capacitĆ  di controllo, di dominio sul fuoco circostante cattivo; l’altro buono, espresso in fiamme emesse dalla sua bocca ad identificare la sua natura ignea in grado di emettere fuoco ad alte temperature.
Paracelso (Einsiedeln, 14 novembre 1493 – Salisburgo, 24 settembre 1541), scrisse un trattato dedicato agli elementali: in questo testo, anch’egli presenta le salamandre dall’aspetto lungo, agile e snello e afferma che abitano soprattutto in prossimitĆ  dei vulcani sin da tempi più remoti. Secondo il famoso medico e astrologo svizzero, il rumore di sottofondo proveniente dalla profonditĆ  dei crateri, consisterebbe nella continua attivitĆ  delle salamandre nell’edificazione delle proprie dimore, racconto da leggersi dietro al velo dell’allegoria alchemica: si intenderebbe non l’edificazione della dimora fisica, il giaciglio della salamandra, bensƬ la dimora filosofale, il luogo filosofico di permanenza della salamandra che ĆØ il fuoco, mettendola a pieno titolo in relazione allo stadio finale dell’Opera alchemica, l’Opera al Rosso.
Salamandra ĆØ anche definita ā€œSale di Rocciaā€: se la Roccia può essere legata alla materia prima dei filosofi, il Sale ĆØ uno dei suoi principi, in particolare quello igneo e come afferma lo psicoanalista Jung[1], ĆØ equivalente del fuoco: in questo elemento lei nasce, si nutre, cresce e vive.

La Salamandra di Paracelso

La Salamandra di Paracelso

Le salamandre sono animali ai quali in mitologia ĆØ anche stato attribuito il dono della parola ma sono definite ā€œTaciturneā€ e capaci di mantenere, di proteggere e di custodire i loro segreti, preferendo la compagnia degli anziani, dei saggi e delle sacerdotesse: non potrebbe essere diversamente visto che la salamandra rappresenta la realizzazione regale che ha fatto del fuoco l’elemento capace di purificare la materia prima alchemica, ovvero l’essenza dell’Io, dell’individuo immortale. L’anziano in questa allegoria viene visto in virtù della sua maturitĆ , della sua saggezza e le sacerdotesse sono coloro che come le romane Vestali, si fanno portatrici del fuoco sacro purificatore, simbolo in perfetta sintonia con il fuoco della salamandra.

Salamandra emblema regale di Re Francesco I di Francia

Salamandra emblema regale di Re Francesco I di Francia

Il Re di Francia Francesco I (Cognac il 12 settembre 1494 – Rambouillet 31.3.1547), scelse la salamandra come suo simbolo, associandola al motto latino ā€œ Nutrisco et extinguoā€, che esprime la duplicitĆ  delle caratteristiche leggendarie dell’animale.

Stemma Ufficiale del Comune di Salsomaggiore Terme

Stemma Ufficiale del Comune di Salsomaggiore Terme

Il comune di Salsomaggiore Terme ha incluso la salamandra nel suo stemma, ad esprimere l’importanza che questo simbolo può avere per tutta una comunitĆ .
Ecco come venne descritta allegoricamente da una poesia del 1200 riportata nel volume ā€œPoeti del Duecentoā€ di Bondie Dietaiuti a cura di Gianfranco Contini, Ricciardi, Milano-Napoli, 1960:

ā€œLa salamandra ho ‘nteso,
agendo vita in fuoco,
che fƓra viva poco
se si partisse da la sua natura;ā€

La salamandra nel mito vive nel fuoco, mentre fuori dal fuoco vivrebbe per poco perchĆ© il fuoco ĆØ la sua stessa fonte di vita come per la fenice: dei 4 elementi, il fuoco ĆØ simboleggiato dalla salamandra, come anche il drago ĆØ talvolta simbolo di questo elemento. Mentre l’aquila ĆØ messa in relazione all’Aria, la Terra ĆØ simboleggiata dal leone e dal toro mentre l’Acqua ĆØ rappresentata dai pesci e dalla balena.
Se si rapporta il simbolo della salamandra al lavoro dell’Alchimista, se ne percepisce il valore dal modo in cui ĆØ spesso rappresentata ovvero sormontata da una corona: l’Alchimia addita ad un modo di lavorare che sarebbe tipico di un Re ed essa stessa ĆØ spesso definita una Via Regale, tutta da scoprire, conoscere, decifrare, imparare, percorrere e vivere.

La salamandra a volte in Alchimia ĆØ detta Melga. Secondo E.Perrot, il vocabolo ĆØ introdotto da Michael Maier (Rendsburg, 1568 – Magdeburgo, 1622), medico, alchimista e musicista tedesco, consigliere di Rodolfo II d’Asburgo, per la sua somiglianza con l’ebraico Melech (Re).
Quest’ultimo ĆØ un termine alchemico che può indicare il sale e la salamandra ĆØ l’incombustibile sale centrale o zolfo nascosto.
La salamandra ĆØ dunque il simbolo regale che identifica il lavoro raggiunto e compiuto da parte dell’alchimista, infatti egli stesso dovrebbe allegoricamente essere rappresentato da questo animale: quando la sua coscienza sarĆ  in grado di bruciare tutte le scorie dei metalli e della vita e sarĆ  cosƬ infuocata da emettere fuoco, l’Alchimista stesso sarĆ  diventato come la salamandra.

Egli, con l’aiuto del cielo deve ricostituire in sĆ© il fuoco dell’amore divino, sino al punto da diventare come la salamandra, capace di vivere in una luce ed un fuoco, libero da ogni impuritĆ . E’ infine simbolo del lavoro di calcinazione: la cenere calcinata per l’abbondanza del principio di sale fisso ĆØ detta Zolfo incombustibile ed ĆØ chiamata dai saggi ā€œSalamandraā€, detta anche fenice perchĆ© queste ceneri altro non sono che il corpo di quella fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

Proseguiremo a parlare di questo e altri simboli alchemici all’interno del ciclo “LA SCIENZA DELL’IMPOSSIBILE” a partire da venerdƬ 10 maggio alle ore 21.00 in via Paleologi, 24 a Casale Monferrato. Per informazioni, telefono 0142.71319 oppure 338.4092394.

[1] – C.G.Jung – ALCHEMICAL STUDIES (STUDI SULL’ALCHIMIA), vol.13, pag.181.

Bibliografia:
ā— ALCHIMIA TEORICA E PRATICA ERMETICA – Tommaso Palamidessi – Quaderno
n.24.
ā— POETI DEL DUECENTO – Bondie, Dietaiuti a cura di Gianfranco Contini, Ricciardi,
Milano-Napoli, 1960.
ā— DIZIONARIO MITO ERMETICO di Antoine Joseph Pernety.
ā— ALCHIMIA E SPAGIRIA – Patrick RiviĆØre – Edizioni Mediterranee.
ā— ALCHEMICAL STUDIES (STUDI SULL’ALCHIMIA) – C.G.Jung – vol.13, pag.181.
ā— L’ASCESI ARTISTICA, I COLORI E LA PITTURA – Tommaso Palamidessi –
Quaderno n.27.

LA RICERCA ALCHEMICA E LA PIETRA FILOSOFALE

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La sfinge

Il voler comprendere la propria natura e la propria origine ĆØ un profondo desiderio degli esseri umani che ha spinto gli scienziati a studiare il corpo umano e la psiche, la natura e l’Universo nel quale viviamo; filosofi a dissertare sull’origine e il fine delle cose; pittori e poeti a rappresentare le bellezze del mondo; religiosi a cercare di comprendere il divino grazie al loro sforzo personale e ad alcune importantiĀ rivelazioni avvenute sia nel mondo occidentale che orientale. Questo profondo desiderio di conoscenza della propria origine e della propria fine si ĆØ tradotta e si traduce in azione, nel movimento di andare alla ricerca di una risposta alle eterne e vive domande poste dalla tacita Sfinge al viandante pellegrino: ā€œChi sei, da dove vieni, dove vai?ā€.

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Tavola con alcuni simboli alchemici

Nel Medioevo e nel Rinascimento l’Alchimia fu l’espressione sapienziale della conoscenza capace di studiare le profonditĆ  dell’essere umano, delle sue origini e della sua coscienza per trasformarla grazie a dei procedimenti. Fu un’espressione parziale di quella Sapienza la cui origine si perde nella notte dei tempi, fondata su principi espressi dietro al velo dei simboli in testi definiti appunto ā€œAlchemiciā€. I simboli, i poemi e gli scritti di criptica interpretazione, servirono per lavorare e per preservare le operazioni che gli alchimisti svolgevano, in un periodo in cui lo scrivere e il parlare potevano mettere a rischio la loro stessa vita. E al tempo stesso perchĆØ il lavoro di decifrazione aiutava l’elaborazione di un pensiero più elevato, più informale.

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Ermete Trismegisto – Duomo di Siena

L’AlchimiaĀ fu l’ereditĆ  e l’approfondimento di un filone sapienziale che nella remota antichitĆ  fu trasmessa nelle UniversitĆ  dei Sumeri oltre 3000 anni prima della venuta di Cristo. Si insegnò nei collegi dell’antico Egitto nelle cittĆ  di Menfi e di Tebe, Ā nelle scuole e nei seminari ellenici di Ermete Trismegisto, fra gli Esseni del Mar Morto a Qumran, fra i Terapeuti citati da Filone di Alessandria, ecc. Giunse inizialmente in Europa tramite la traduzione di testi arabi e lo stesso vocabolo AlchimiaĀ ha origine dalla lingua araba: alchimia deriva dall’araboĀ al-kÄ«miyya o al-khÄ«miyya (Ų§Ł„ŁƒŁŠŁ…ŁŠŲ§Ų” o Ų§Ł„Ų®ŁŠŁ…ŁŠŲ§Ų”), composto dall’articolo determinativo “al” e dalla parola kÄ«miyya che significa “chimica” e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine grecoĀ khymeia (χυμεία) che ha tra i suoi significatiĀ “fondere”, “colare insieme”, “saldare”, “legare”.

Verso il XIII secolo iniziò a prodursi una vera e propria letteratura alchemica occidentale, che ha fissato i capisaldi della filosofía alchemica grazie a figure del calibro di Ruggero Bacone, Raimondo Lullo, Arnaldo di Villanova, Gichtel, Paracelso, Nicola Flamel, Cagliostro, ecc.

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Laboratorio Alchemico

Gli Alchimisti lavoravano dunque con una certa tranquillitĆ  in laboratori adatti al trasmutare i metalli vili in metalli nobili, facendo cambiare la loro natura. Molti hanno ritenuto questi lavori da compiersi solo in senso materiale, studiandone i processi chimici: ma l’Alchimia ha una sua valida efficacia solo se la si considera quando si rivolge all’interioritĆ  dell’essere umano e alla sua splendida e complessa costituzione.

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La navata centrale del Duomo di Siena

L’Alchimia si occupa sia della sostanza fisica delle cose, ovvero della materia sensibile, ma soprattutto degli aspetti più importanti del composto umano, la materia intelligibile ovvero dell’anima e dello spirito, sino al giungere alla chimica moderna ed alla fisica atomica (T.Palamidessi, “ALCHIMIA COME VIA ALLO SPIRITO” – pag.3). Gli alchimisti utilizzarono un linguaggio con espliciti riferimenti alla natura, all’astrologia, alla metallurgia, alla fisica e alla chimica e numerosi sono stati i riferimenti lasciati in ambito artistico specialmente tramite tavole, sculture, mosaici, talvolta poste all’interno delle stesse strutture religiose come accadde nello splendido Duomo di Siena e in altre Chiese.

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Alcuni simboli utilizzati in Alchimia

Alambicco, mantici, athanor, mercurio, sale, solfo, luna, fuoco magico, furono solo alcuni dei simboli usati da questi ricercatori della Pietra Filosofale o Elisir, in relazione al realizzare il ā€œCapolavoro della Natura aiutata dall’industria umanaā€. Gli alchimisti utilizzarono anche l’aiuto delle erbe per lo svolgimento di questi lavori e lo studio della fitoterapia fuĀ parte integrante del sapere alchemico.

L’obiettivo principe degli alchimisti fu dunqueĀ la realizzazione della cosƬ detta ā€œGrande Operaā€, cercando di arrivare a possedere la cosƬ detta ā€œPietra Filosofaleā€, ovvero una ā€œPietra magicaā€, capace di trasmutare tutti i metalli vili nell’oro purissimo, cosƬ splendente da essere simile alla natura divina.

cubo_piramideLa “Pietra filosofale” viene mostrata nell’iconografia nella forma di una piramide posta su di un cubo, ovvero una “Pietra cubica a punta”: questo schema ĆØ in relazione al quadrato sormontato dal triangolo che può essere legato ad un altro simbolo lo Zolfo alchimistico ovvero una croce sormontata da un triangolo: simboli costruiti ad arte dai sapienti alchimisti.

Tantissimi furono i cercatori della ā€œPietra Filosofaleā€ di cui alcuni furono uomini di grande erudizione e fede comeĀ San Tommaso d’Acquino ed il suo maestro Sant’Alberto Magno detto Doctor Universalis.Ā Entrambi furono predicatori dell’ordine monastico Domenicano e ci hanno lasciato dei testi di pregio e valore che testimoniano la vicinanza della Tradizione Alchemica Medievale con il Cristianesimo: i veri alchimisti sono stati degli uomini di purezza e di misticismo e furono profondi conoscitori dell’Ermetismo. Allo stesso Aquino sono attribuibili alcuni testi alchemici tra cui spicca per erudizioneĀ ā€œLA PIETRA FILOSOFALEā€.

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San Tommaso d’Acquino

Una leggenda medievale raccontava che i due dottori della Chiesa si conoscessero e che il patrimonio sapienziale di San Domenico comprendesse proprioĀ il secretum secretorum, la perfezione terrena, laĀ cosƬ dettaĀ “Pietra Filosofale”. Questo misterioso arcano fu consegnato ad Alberto Magno,Ā che lo riveló poi al suo discepolo Tommaso d’Aquino.

Proseguiremo a parlare di “LA PIETRA FILOSOFALE E IL MAGISTERO DEL SOLE”, giovedƬ 25 giugno alle ore 21,30 in via Paleologi 24 a Casale Monferrato. Ingresso libero. Per informazioni, telefono 0142.71319.

L’ATHANOR: FORNELLO PER IL FUOCO FILOSOFICO

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Un fornello alchemico in un testo arabo

L’AlchimiaĀ ĆØ sempre stata associata nell’immaginario collettivo alla ricerca di un metodo da parte di alchimisti del medioevo e del rinascimento per trasformare il piombo o i metalli vili in oro.

In realtĆ  la pratica alchemica ha un’origine ben più lontana nel tempo e si può attribuire a sapienti popoli del passato, la cui conoscenza ha fatto parte di una catena ininterrotta, un filone sapienziale i cui anelli appartengonoĀ all’epoca atlantidea, caldea, egiziana, greca, romana, araba, cinese e italico medievale.

Un’origine che risale cosƬ addietro la spirale del tempo aveva come patrimonio il custodire delle profonde veritĆ  che dietro al velo dei simboli consentivano a chi lavorava nei laboratori alchemici, di cercare di ottenere la cosƬ detta pietra filosofale attraverso il passaggio di diverse e importanti fasi.

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Un laboratorio alchemico arabo

Secondo un testo arabo alchemico dell’XI secolo tra l’altro le piramidi venivano considerate come dei laboratori alchemici, anche in virtù della loro progettazione, la cui forma a base quadrata e facce triangolari ĆØ anche profondamente simbolica: il 4 era in relazione alla materia, ai quattro elementi, al mondo. Il tre alla TrinitĆ  divinaĀ (riconosciuta ad esempio in Osiride, Iside e Horus) e il vertice era associato al Sole che con i suoi raggi, i lati della piramide, giungeva ad illuminare la terra, la base, la vivificava e Ā trasformava. In alcuni casi, il vertice della piramide era d’oro a simbolizzare la divinitĆ  e le facce della piramide erano ricoperte di calcare bianco.

Una delle operazioni o fasi fondamentali nell’arte alchemica medievale era la distillazione, le cui origini si fanno risalire all’Egitto e alla Persia per poi essere trasmesse agli Arabi.Ā  E’ una delicata operazione che come tutte le fasi alchemiche può essere interpretata per allegoria in senso più esteriore e fisico oppure in senso più profondo, intimo e spirituale: l’Alchimia può essere infatti definita anche la Scienza dell’Io profondo ed utilizza un linguaggio quasi sempre simbolico per essere praticata e trasmessa, ponendo la coscienza dell’uomo e della donna, al centro dei suoi lavori.

Alchimia_Cinese

La distillazione alchemica in Cina

La distillazione ĆØ l’operazione capace di separare gli elementi ovvero una sostanza dall’altra, portando un liquidoĀ allo stato di vapore per poi ricondensarlo ed ottenerne come estratto l’essenza, vocabolo derivante dal latino “essentia”, derivato di “esse”, “essere”. Un obiettivo dei lavori alchemici era infatti “l’energizzamento” ed il risveglio dell’Io nell’individuo. L’essenza cosƬ estratta rappresentava dunque la componente migliore della materia originaria di partenza, privata di tutti gli aspetti più grezzi, pesanti e volgari.

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Athanor Manoscritto Arabo conservato presso il British Museum

Nel laboratorio alchemico, l’alchimista utilizzava mortai, crivelli, crogiuoli, alambicchi, storte, disponeva cioĆØ di vari strumenti utili per il suo lavoro. Tra di essi, un altro oggetto importante per svolgere l’Opera era rappresentato dal cosƬ detto Athanor o Athanar o fornello, perchĆØ senza il calore del fuoco nessun lavoro alchemico sarebbe stato possibile e in particolareĀ la distillazione sarebbe stata impossibile. Una proprietĆ  utile al funzionamento di questo fornello era la lentezza: doveva essere costruito in modo da funzionare con poco fuoco, doveva cioĆØ essere alimentato da una fiamma tenue e lavorare costantemente. In questo fornello il sapiente alchimista sapeva che il fuoco doveva bruciarvi senza tregua, fino alla perfezione dell’elisir.

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Marsilio Ficino

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La Tavola Smeraldina

I testi alchemici fanno parte di una cosiddettaĀ ā€œVia degli Alchimistiā€ percorsa in Occidente da coloro che calcarono la tradizione Ermetico-Alchimistica e di cui la letteratura Ermetica ne rappresentò il corpo dottrinale. Nel 1463 fu Marsilio Ficino (Figline Valdarno, 19 ottobre 1433 – Careggi, 1Āŗ ottobre 1499), filosofo, umanista e astrologo italiano che tradusseĀ dal greco al latino i 14 trattati del Corpus Hermeticum, raccolta di scritti attribuiti alla figura sacra e leggendaria di Ermete Trismegisto. Questo trattato considerava la natura come un corpo sacro e vivente, un grande organismo che racchiude in sĆØ i corpi che vi albergano, dotata di un’anima e di un’essenza divina. Una natura che considerava il rapporto tra un grande mondo o macrocosmo e un piccolo mondo identificato dall’uomo detto anche microcosmo e che vi identificavaĀ puntualiĀ corrispondenze: secondo questo principio ermetico l’uomo sarebbe specchio dell’Universo.

Proseguiremo a parlare dell’Athanor e del fuoco filosofico in un approfondimento ad ingresso libero che si terrĆ  il 18 giugno 2015 alle ore 21,30 presso la Sede dell’Associazione Archeosofica in via Paleologi, 24 a Casale Monferrato. Per ulteriori informazioni sulla serata potete telefonare al numero 0142.71319.